A Bruxelles il Seminario promosso da Cooperatives Europe, Federcasse e Confcooperative in collaborazione con il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE). Dopo l’adozione del “Piano di Azione” sull’Economia Sociale della Commissione Europea nel 2021 e soprattutto dopo la Risoluzione del Parlamento europeo nel luglio 2022 e la Raccomandazione del Consiglio agli Stati Membri nel 2023 che, facendo proprie le linee del Piano della Commissione, hanno raorzato ulteriormente la rilevanza istituzionale dell’Economia sociale (riconoscendola ufficialmente come quattordicesimo ecosistema industriale europeo), è adesso il tempo di tracciare un primo bilancio e definire normative adeguate e coerenti che consentano di sviluppare tutte le potenzialità di un settore caratteristico e prezioso della cultura democratica europea.
È questa, in estrema sintesi, la richiesta alle Autorità europee scaturita nel corso del Seminario “Promuovere e favorire l’Economia sociale: framework per un’Europa resiliente e competitiva” che si è tenuto ieri a Bruxelles presso la sede del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE). L’iniziativa, promossa da Cooperatives Europe, Confcooperative e Federcasse, in collaborazione con la Sezione Affari Economici e Coesione Sociale del Comitato Economico e Sociale Europeo–CESE, ha rappresentato un momento di particolare rilievo nel percorso di consolidamento e valorizzazione dell’Economia Sociale a livello europeo.
Per il Direttore Generale di Federcasse, Sergio Gatti, il percorso di crescita dell’economia sociale in Europa non può non considerare la centralità delle Banche cooperative a mutualità prevalente, come - per l’Italia - le BCC e le Casse Rurali. E questo per quattro motivi sostanziali: il “riconoscimento” costituzionale del valore della mutualità prevalente; un “modello di business” di natura mutualistica finalizzato alla crescita sociale ed economica dei territori; un assetto proprietario e un modello di governance basato sui soci eletti democraticamente che esercitano il proprio ruolo secondo la regola del “voto capitario”; l’obbligo di destinare almeno il 70% degli utili a riserva indivisibile e almeno il 95% dei prestiti da erogare entro i confini del proprio territorio di riferimento. Da qui, per Gatti, la necessaria coerenza tra le aermazioni di principio (il “favore teoricamente riconosciuto all’Economia sociale”) e l’adozione di norme conseguenti e adeguate. Su tutte, la coerente revisione della normativa bancaria secondo criteri di semplificazione e proporzionalità, con misure ulteriori come la previsione di un “Social Economy supporting factor” analogo già in vigore da molti anni per le PMI e che consente una riduzione dell’assorbimento patrimoniale per le banche che finanziano i soggetti dell’Economia sociale.
Secondo Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, “l'Economia sociale rappresenta una componente fondamentale dell’economia europea con 4,3 milioni di imprese e oltre 11,5 milioni di occupati. Le cooperative ne sono parte integrante con 4,5 milioni di occupati. Di questi 1,3 milioni sono occupati dalla cooperazione italiana e circa la metà di loro, 550.000, lavora nelle 16.000 imprese associate a Confcooperative che rappresentano il 4% del
PIL. Insostituibile l’azione imprenditoriale delle cooperative per la coesione sociale, il presidio delle aree interne e la valorizzazione delle aree metropolitane”.
“Per delineare alcuni punti fondamentali utili a costruire un quadro generale sull’economia sociale - ha dichiarato nella sua introduzione Gabriele Sepio, Segretario Generale della Fondazione Terzjus - è necessario partire da un presupposto: il quadro giuridico e quello fiscale in particolare devono sempre seguire l’evoluzione di un modello culturale e il riconoscimento di un valore economico. Questi sono i presupposti da cui parte anche il Piano d’azione italiano che disegna una serie di interventi utili a costruire un vero e proprio sistema dell’Economia sociale fondato sulla cultura della sussidiarietà e della mutualità in dialogo con il pubblico e il mercato”.
Le conclusioni sono state tratte da Giuseppe Guerini, Presidente di Cooperatives Europe e Portavoce della Categoria “Economia Sociale” presso il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE). Per Guerini è tempo anche di una “nuova narrativa” che sia in grado di focalizzare l’attenzione delle Autorità legislative e regolatorie e dell’opinione pubblica sulle migliaia di esperienze positive - rappresentate in particolare dal movimento cooperativo nei diversi settori dell’economia - che finalmente consentano il pieno riconoscimento e la pari dignità delle diverse forme di impresa che partecipano allo sviluppo partecipato e inclusivo europeo.
Il Seminario – rivolto prevalentemente a decisori europei, rappresentanti delle Istituzioni e dei governi degli Stati membri, enti e stakeholder dell’Economia sociale – si è avviato con l’analisi delle gravi tensioni geopolitiche con conseguenze attualmente indefinibili, l’accelerazione delle transizioni verde e digitale, le dinamiche demografiche avverse e l’ampliarsi delle disuguaglianze territoriali e sociali che impongono una riflessione complessiva sulla capacità dell’Unione Europea di rilanciare la propria competitività, rafforzare la coesione interna e garantire la resilienza delle comunità e dei sistemi economici.
In linea con l’attenzione alla tematica della semplificazione e della proporzionalità della regolamentazione espressa dalla Commissione Europea, particolare attenzione è stata dedicata alla necessità di quadri normativi e finanziari coerenti e all’allineamento tra le iniziative europee e le strategie nazionali, compresi i Piani d’Azione degli Stati membri. In questo contesto è stato sottolineato come lo sviluppo del comparto (e dei soggetti che costituiscono l’Economia Sociale) imponga nuovi schemi giuridici sia di carattere fiscale, sia funzionali a nuove forme di finanziamento (su tutte, la possibilità di offrire ai risparmiatori l’opportunità di investire in enti dell’economia sociale). Ciò in considerazione del ruolo sussidiario che tali enti svolgono nel conseguimento degli obiettivi di crescita e sviluppo, nonché del loro valore in termini occupazionali (ad esempio, afferisce al comparto delle cooperative circa il 75% dei lavoratori del settore dell’Economia Sociale, grazie alla eccezionale trasversalità e pluralità degli attori coinvolti). Non si tratta di opzioni di vantaggio, ma di riconoscimento di un merito oggettivo. A maggior ragione considerando che molte delle riforme suggerite sarebbero di fatto a “costo zero” (come nel caso delle più volte richieste semplificazione, proporzionalità e adeguatezza normativa a favore delle banche cooperative).
Hanno portato il proprio contributo al Seminario – moderato dalla corrispondente da Bruxelles di Huffington Post, Angela Mauro – Elena Calistru (Presidente Sezione Affari economici monetari e coesione sociale del CESE); Gabriele Sepio (Segretario Generale della Fondazione Terzjus); Maurizio Gardini (Presidente di Confcooperative); Sergio Gatti (Direttore Generale di Federcasse); Manuel José Guerreiro (Presidente CdA della Caixa de Crédito Agrícola Mútuo de Torres Vedras, Lisbona); Lourdes Marquez de la Calleja, Portavoce della Categoria “Economia Sociale” del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE); Michał Krakowiak (Consulente diretto del Presidente del Consiglio di Amministrazione Banche cooperative KZBS, Polonia).