Circolari

Circ. n. 18/2026

INFLAZIONE PROGRAMMATA IPCA al netto dei beni energetici importati

Come ogni anno, stamattina ISTAT ha diramato la comunicazione allegata, relativa ai dati dell’indice inflattivo IPCA che rappresenta L’INDICATORE CUI FARE RIFERIMENTO PER IL RINNOVO DEI CCNL.

Il comunicato certifica:

  • l’inflazione reale dell’anno 2025 e il suo scostamento da quella programmata l’anno scorso;
  • la nuova previsione dell’inflazione per il periodo 2026-2029.

Ricordiamo che nell’Accordo interconfederale sugli assetti contrattuali siglato tra Centrali Cooperative e CGIL, CISL e UIL il 12 dicembre 2018(1)  attualmente in vigore, si fa riferimento a questo parametro, sottolineando alcune specifiche modalità da utilizzare in sede di rinnovo contrattuale qui richiamate:

  • aumento dei minimi tabellari da negoziare secondo le regole condivise nel singolo settore e in funzione, ma non esclusivamente, degli scostamenti registrati nel tempo dall’IPCA al netto degli energetici importati.

Quindi, evitando che con l’indice IPCA si identifichino in modo automatico le dinamiche complessive e gli andamenti specifici di settore. Ogni CCNL, infatti, potrà modificare i valori minimi tabellari anche in ragione di altri fattori quali, ad esempio, i processi di trasformazione o di innovazione organizzativa;

  • al momento non utilizziamo nessun meccanismo automatico di verifica dell’andamento di tale indice una volta decorsa la vigenza contrattuale.

 

Nella tabella che segue sono evidenziati i nuovi tassi dell’inflazione programmata, lasciando tra parentesi le stime precedenti riferite a giugno 2025(2).

IPCA al netto energetici importati (variazione %)

2022

2023

2024

2025

2026

2027

2028

2029

Inflazione programmata

4,7

6,6

1,9

2,0

2,4 (1,9)

2,6 (2,0)

2,1 (2,0)

2,0

 

Inflazione reale

 

6,6

6,9

1,3

1,9

 

 

 

 

Scostamento

1,9

0,3

- 0,6

- 0,1

 

 

 

 

Dai dati messi a disposizione, è possibile evidenziare:

  • un leggero scostamento dell’inflazione reale del 2025, più bassa rispetto alla programmata con un differenziale pari al -0,1% (si è verificato un 1,9 a fronte del 2,0 previsto un anno fa);
  • un indicatore previsionale per il 2026 e per il 2027 significativamente più alto a fronte delle stime effettuate l’anno scorso (rispettivamente 2,4 in luogo dell’1,9 per cento e 2,6 in luogo del 2,0 per cento);
  • un indicatore previsionale per il 2028 leggermente più alto rispetto a quello previsto dalla stima dell’anno scorso (2,1% in luogo del 2%);
  • una nuova proiezione sull’inflazione programmata per il 2029 anch’essa pari al 2% (naturalmente non c’è alcun dato di previsione con cui confrontarlo).

Sintetizzando, rispetto alla comunicazione dello scorso anno riscontriamo un’inflazione realizzata per il 2025 in leggerissimo ribasso rispetto alla previsionale, mentre per gli anni futuri constatiamo una nuova stima relativa al triennio 2026-2028 con una significativa variazione in aumento per un complessivo +1,2%.

Come anticipato in premessa, questi valori rappresentano un punto di riferimento cui rapportarsi in modo NON automatico, stante la necessità che la dinamica retributiva legata ai rinnovi contrattuali risulti, comunque, coerente con gli andamenti specifici di ogni settore, nonché con le tendenze macro-economiche generali e del mercato del lavoro.

Tuttavia, da quest’anno l’indicatore inflattivo IPCA-NEI in oggetto assume un ulteriore valore laddove il recente decreto-legge n. 62/2026(3) tuttora in fase di conversione parlamentare, introduce un nuovo meccanismo per cui qualora i rinnovi dei CCNL non intervenissero entro un determinato periodo di tempo dalla loro scadenza, le retribuzioni verranno parzialmente adeguate forfettariamente e a titolo di acconto sui futuri aumenti, proprio in funzione dell’indicatore inflattivo in esame.

Nel rimandare a nostri prossimi commenti quando la legge di conversione sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, in questa sede segnaliamo che le modifiche già approvate in prima lettura alla Camera (con fiducia) determinano una nuova formulazione dell’articolo 10 per cui qualora il rinnovo non avvenga entro 9 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente, a titolo di acconto sui futuri aumenti, in misura pari al 50% della variazione dell’IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati (IPCA-NEI) come rilevato dall’ISTAT.

Si tratta di una clausola predeterminata da considerare durante le fasi di rinnovo contrattuale per tutti i CCNL in scadenza dopo il 1°maggio u.s. o dal 1° gennaio 2027 in poi per i CCNL già scaduti alla data del 1°maggio u.s., non applicabile tuttavia ad alcuni settori caratterizzati da elevata stagionalità e variabilità dei ricavi, che è diversa da quella presente originariamente nel testo del D.L. n. 62/2026 (aumento forfettario delle retribuzioni in caso di mancato rinnovo dopo 12 mesi dalla scadenza pari al 30% della variazione IPCA).

Nel restare a disposizione per ogni evenienza, rimandiamo alla comunicazione allegata per ulteriori approfondimenti.

 

(1) Nostra circolare n. 30 del 14 dicembre 2018 – prot. n. 5137

(2) Circolare Servizio Sindacale Giuslavoristico n. 19 del 12 giugno 2025 - prot. n. 1758.

(3) Circolare Servizio Sindacale Giuslavoristico n. 15 del 6 maggio 2026 – prot. n. 1374.

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