LE NOTIZIE

Maggioni «Il Piano Casa non basta, serve stop all'ideologia della rendita»

Maggioni «Il Piano Casa non basta, serve stop all'ideologia della rendita»

A Milano e Roma un lavoratore con reddito medio non può permettersi casa nemmeno a canone calmierato

 

 

mercoledì 17 giugno 2026

«Anche applicando lo sconto del 33% sui canoni di mercato previsto dal Piano Casa, un appartamento a Milano rimarrebbe a circa 180 euro al mq l’anno: quasi il doppio della soglia di “abbordabilità” per insegnanti, infermieri e lavoratori essenziali, stimata tra i 100 e i 110 euro al mq l’anno. A Roma la situazione è analoga. Solo a Bologna il margine si riduce, ma rimane comunque insufficiente nelle zone a maggiore tensione abitativa». Lo ha detto il presidente di Confcooperative Habitat, Alessandro Maggioni, nella sua relazione durante l’assemblea nazionale di Confcooperative Habitat “La giusta misura – Case, cooperative, luoghi” in svolgimento a Palazzo della Cooperazione a Roma. 

«La cooperazione può e deve essere il soggetto che può aiutare l’efficacia di tali provvedimenti, secondo Maggioni «A patto che si lavori con determinazione per mettere in discussione il dominio della rendita fondiaria, immobiliare e finanziaria. Il contrasto alla disuguaglianza parte anche dalla leva urbanistica. Come? Attraverso quattro azioni: misurare, regolare, estrarre, redistribuire. In questo senso abbiamo già gli esempi. E qui, senza dubbi, l'intelligenza artificiale applicata a modelli di misurazione può essere un ausilio di forza dirompente».

«Dal secondo Dopoguerra a oggi, le cooperative di abitanti hanno consegnato alloggi a quasi un milione di famiglie italiane sia in proprietà che in affitto. Un risultato ottenuto operando senza finalità speculative, realizzando abitazioni a costi inferiori del 20-30% rispetto ai prezzi di mercato. Il parametro del 33% vuol dire tutto e niente – ha aggiunto Maggioni – perché non è ancorato a nessuna soglia assoluta di sostenibilità per chi affitta e che sia agganciata al reddito disponibile delle famiglie».

«Le cooperative di comunità sono l’esempio concreto di come i cittadini possano organizzarsi per rispondere ai bisogni quando le istituzioni latitano o il mercato si ritrae. Sono intelligenze, passioni e competenze. Senza di loro, in molte aree interne e in molti quartieri urbani, l’alternativa sarebbe il deserto sociale ed economico. La sfida da qui al 2030 per chi è impegnato su questa frontiera è quella di concepire il territorio come un “soggetto” da ascoltare, non come un “oggetto” da cui estrarre risorse. Parliamo di un rivoluzionario concetto di scambio mutualistico tra gli abitanti di un luogo e il luogo stesso, inteso come un soggetto vivo. Anche per questo è necessario andare avanti con la legge sulle cooperative di comunità. Le cooperative di comunità sono un fenomeno nato dal basso, che negli ultimi anni si è espanso, rigenerando territori a rischio spopolamento, dando nuova vita ai borghi e alle aree interne, restituendo servizi essenziali per la collettività altrimenti costretta a trasferirsi altrove. Un contributo reale allo sviluppo del Paese. Occorre arrivare quanto prima all’approvazione della legge quadro, ferma da tre anni al Mimit, che ne regoli l’attività e ne promuova lo sviluppo» conclude Maggioni.

Confcooperative Habitat: 855 cooperative aderenti, oltre 56.800 soci e 810 persone occupate, per un fatturato aggregato di 339 milioni di euro. Le rappresenta, le tutela e promuove le cooperative di abitanti e di comunità.