«Occorrono gli Stati generali della sanità perché stiamo continuando a rammendare un vestito che non è più adatto. È una concezione vecchia dove la prospettiva di vita era di 70 anni, prospettiva che adesso è salita a 84. Così il presidente di Confcooperative Sanità Giuseppe Milanese intervenendo all’incontro “Emergenza Sistema sanitario nazionale” al festival dell’Economia di Trento. Con l’intervento (da remoto) del ministro alla salute Orazio Schillaci.
In uno scenario sanitario che sta cambiando rapidamente, tra nuovi presìdi come le Case di Comunità e l’utilizzo di tecnologie sempre più complesse ma fondamentali, resta un punto fermo: un cittadino italiano su quattro mette oggi la salute al vertice delle proprie priorità. E all’orizzonte, si ragiona sulle riforme. Sul palco di Sala Depero, oltre al presidente Milanese, ne hanno discusso anche Filippo Anelli, presidente FNOMCeO, Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI e Massimo Massetti, Università Cattolica del Sacro Cuore.
«La maggior parte delle risorse oggi sono assorbite dalla fase finale della vita. La sussidiarietà che è prevista dalla Costituzione è il tassello su cui edificare – ha detto Milanese –. Ciò che nasce dal territorio è da valorizzare.
Stiamo perdendo la battaglia sulla popolazione anziana, dove la legge ad hoc è arrivata 20 anni dopo la Spagna. Il bisogno dai 65 anni in poi è la casa come primo luogo di cura con lo sviluppo della domiciliare, ma oggi arriviamo solo al 10% con 12 ore l’anno di sistema infermieristico, non può funzionare così».
«Oggi l’anziano non è soddisfatto. Abbiamo problemi sociosanitari. Se la cooperazione si fermasse un giorno rimarrebbero soli anziani in casa e nelle Rsa. Chi c’è nei territori? Medici di famiglia, infermieri di famiglia. Più che mattoni occorrono forme di impresa che aggreghino queste professionalità. Le cooperative consentono di realizzarsi professionalmente consentendo la valorizzazione delle professioni e rispondendo ai bisogni degli anziani. Con il Pnrr abbiamo realizzato le case della comunità ma bisogna andare sul territorio con maggiore efficacia e operatività» conclude il presidente di Confcooperative Sanità.