Le cooperative sono pronte a investire in innovazione e sostenibilità, ma la burocrazia è una zavorra che rischia di far perdere il vantaggio competitivo delle imprese a favore dell’estero. È uno dei tanti temi emersi dall’incontro “Sostenibilità e competitività, la via cooperativa al green”, organizzato al Festival di Trento nel nostro stand in piazza del Duomo.
«Vcr esporta direttamente in 38 Paesi e in altri 10 attraverso rapporti di collaborazione – ha detto Yuri Zambon, direttore di Vcr - Vivai Cooperativi Rauscedo –. Ricerca e innovazione hanno permesso di trattenere i giovani sul territorio dando vita a un'azienda innovativa che ha saputo imporsi sul mercato mondiale. Oggi abbiamo 200 soci, 80/90 milioni di piante prodotte, con aziende consociate in America, Nuova Zelanda, Cile».
«La burocrazia e le normative non stanno al passo con la velocità di un mondo che cambia.
Creare una nuova varietà resistente costa circa 7/800 mila euro, ma non riusciremo a offrirlo al consumatore prima di 15 anni e non in tutte le regioni – ha aggiunto Zambon –. Un prodotto che arriva sul mercato già superato dalle nuove tecnologie e che rischiano di essere recepite da altri Paesi. Abbiamo investito 7 milioni di euro in un centro di ricerca avanzato che possa contrastare la figa di cervelli che nel settore agricolo è particolarmente diffusa».
«Nasciamo nel 1990 per creare opportunità di lavoro per persone fragili – ha raccontato Martino Orler, della cooperativa Alpi –. Abbiamo attivato un servizio di gestione e ripristino di presidi sanitari, ne gestiamo circa 15mila l’anno. Da 10 anni recuperiamo materiali utilizzati nei festival, compreso quello di Trento, per realizzare oggetti. Essere in cooperativa vuol dire impegnarsi per rispondere a un bisogno, per lasciare un'eredità ai giovani e al territorio».
«Quando si parla di sostenibilità si ha la tendenza a concentrarsi sul green e sull’impatto ambientale. Ma la sostenibilità è anche e soprattutto sociale. Si vede nei territori che si stanno spopolando e che rischiano la desertificazione» ha spiegato la professoressa Ericka Costa, dell’Università di Trento.
«Non si può parlare di sostenibilità senza considerare il senso della responsabilità: le cooperative restano ancorate al territorio e alle persone, propongono un modello che mette al centro lo sviluppo basato sul benessere delle persone. Ma non si può prescindere dalla sostenibilità economica: le cooperative sono imprese che stanno sul mercato, ma con un’etica diversa».