«Confcooperative è fortemente impegnata nel percorso di restituzione dei beni confiscati alla collettività. Un percorso che intendiamo portare avanti attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità locali nei territori in cui si trovano immobili, terreni o aziende». Lo dice Gaetano Mancini vicepresidente nazionale di Confcooperative al convegno sui Beni confiscati organizzato a Palermo da Confcooperative in vista dell’anniversario della strage di Via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta.
I lavori sono anche l'occasione per celebrare i 30 della legge 109/96 sul riuso sociale dei beni confiscati.
«Per garantire il successo della gestione di un bene confiscato è necessario costruire un patrimonio condiviso di cultura e di consapevolezza. La cooperazione rappresenta lo strumento ideale per raggiungere questo obiettivo. Questa convinzione – aggiunge Mancini – trova oggi un ulteriore punto di appoggio nel Piano nazionale per l'economia sociale, che offre anche in questo settore elementi importanti su cui costruire una strategia di sviluppo sana, legale e sostenibile nel tempo».
Continueremo a lavorare, insieme alle istituzioni e alle comunità locali, affinché ogni bene confiscato diventi un presidio di legalità e un motore di crescita per i territori che lo hanno visto, per troppo tempo, ostaggio dell'illegalità. «Abbiamo messo insieme competenze comuni da una parte la capacità di gestione e di destinazione da parte dell’ANBSC dall’altra quella del patrimonio di competenze di Confcooperative che da anni dimostra come sia possibile – ha detto nel suo intervento il sottosegretario al ministero dell’interno Wanda Ferro – trasformare patrimoni sottratti alla criminalità in opportunità di lavoro, inclusione sociale e sviluppo».
«In questi mesi abbiamo lavorato per rafforzare gli strumenti a disposizione dell'Agenzia: abbiamo implementato la banca dati, realizzato la piattaforma unica dei beni destinati e messo a punto un sistema di monitoraggio dei beni affidati. Abbiamo inoltre siglato protocolli importanti, tra cui quello con Confcooperative, che rappresenta un punto di riferimento fondamentale nella gestione dei beni confiscati. Contiamo molto sulla coprogettazione. Rilanciare un'azienda confiscata attraverso la cooperazione – ha concluso il prefetto Maria Rosaria Laganà, direttore ANBSC (Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati) – è un doppio successo: si restituisce valore economico al territorio e, allo stesso tempo, si afferma un modello di legalità e riscatto sociale»
«Confcooperative è un'organizzazione che ha la legalità nel proprio DNA. I beni confiscati rappresentano una parte fondamentale della nostra missione cooperativa e per questo mettiamo a disposizione dello Stato tutta la nostra struttura e le nostre competenze. È un dovere – dice Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative – che deriva dalla funzione sociale che l'articolo 45 della Costituzione assegna alla cooperazione: essere strumento di sviluppo economico e sociale per il Paese. In nome di quel mandato costituzionale trasformiamo simboli di illegalità in opportunità concrete per le comunità e i territori».
«Puntiamo su una forte interlocuzione con prefetture e Comuni che rappresentano gli interlocutori naturali per una gestione efficace e radicata nel territorio. Attraverso il coordinamento dell'Agenzia (ANBSC) e del Viminale lavoreremo insieme a tutti i soggetti interessati per il recupero dei beni e delle comunità» precisa Rosa Laplena coordinatrice nazionale di Confcooperative per l’azione di recupero dei beni confiscati.
Alcune esperienze di beni confiscati
Cooperativa Verbumcaudo il primo bene confiscato da Giovanni Falcone supportato dal Consorzio dei comuni delle Madonie per la legalità e lo sviluppo (21 comuni). La Cooperativa Rosario Livatino supportata dal Consorzio agrigentino per la legalità e lo sviluppo (5 comuni).
In Sicilia a Palermo abbiamo già costituito la cooperativa Noi Legal con i lavoratori di un’azienda confiscata che gestiva bar. A Bagheria stiamo lavorando alla costituzione della cooperativa di lavoratori nel ramo delle Cave, una doppia esperienze sia di bene confiscato sia di workers buyout. Un processo che riguarda 53 lavoratori.
Operazione analoga in Calabria con 4 società confiscate che si occupano di commercio e sono situate sia nel cosentino nella Piana di Gioia Tauro con ben 76 lavoratori coinvolti.
A Latina stiamo seguendo un processo che riguarda un’azienda agricola che impiega lavoratori delle fasce più deboli del mercato del lavoro che fa parte di un consorzio del nostro settore agroalimentare.
Altre operazioni le stiamo svolgendo in Basilicata e in Emilia Romagna.
PROGRAMMA
Saluti istituzionali: Roberto Lagalla, sindaco di Palermo e Massimo Mariani – prefetto di Palermo
Relazione introduttiva: Gaetano Mancini, vicepresidente nazionale Confcooperative con delega ai beni confiscati
Intervengono: Vito Di Giorgio, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo; Angelo Sposato, segretario nazionale con delega alla legalità Fillea CGIL; Paolo Acciai, Dipartimento Legalità CISL Nazionale; Edy Tamajo, assessore regionale delle Attività Produttive; Massimiliano Marinelli, docente di Diritto del Lavoro, Unipa; Antonello Cracolici, presidente Commissione Antimafia Regionale; Mauro Frangi, amministratore delegato CFI – Cooperazione Finanza Impresa; Roberto Rizzo, commissario Straordinario IRCA.
Interventi programmati: Prefetto Maria Rosaria Laganà, direttore ANBSC (Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati) e On. Wanda Ferro, sottosegretario di Stato al Ministero dell'Interno con delega ai beni confiscati.
Chiude i lavori Maurizio Gardini, presidente nazionale Confcooperative
Introduce e modera: Rosa Laplena, coordinatrice nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati Confcooperative.