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Appalti pubblici, Confcooperative «Meglio la direttiva del regolamento»

Appalti pubblici, Confcooperative «Meglio la direttiva del regolamento»

Tra i nodi, lo strumento legislativo e la necessità di clausole obbligatorie di revisione prezzi

mercoledì 9 settembre 2026

Confcooperative avverte la UE «Meglio la direttiva del regolamento». È questa in estrema sintesi la posizione di Confcooperative sul Regolamento europeo in materia di appalti pubblici.

Il nodo principale resta lo strumento giuridico. Confcooperative chiede all’Italia di confermare la linea, già condivisa con Francia, Germania e Austria, a favore del mantenimento della direttiva in luogo della proposta di un regolamento direttamente applicabile. Le ragioni: un regolamento metterebbe a rischio presidi nazionali più avanzati (tutela del lavoro, clausole sociali e ambientali), frustrando il principio di sussidiarietà,  e imporrebbe alle imprese una terza riforma organica in pochi anni, dopo il correttivo al Codice del 2024.

Nel merito, tra le questioni più importanti vi è senza dubbio il meccanismo di adeguamento prezzi, di cui però si chiede di rendere obbligatoria l’applicazione per gli aumenti del costo del lavoro. Questa scelta rappresenterebbe una leva fondamentale per tutelare adeguatamente il lavoratore impegnato negli appalti. Tra le altre criticità: la disciplina del subappalto, i requisiti di partecipazione troppo deboli e le soglie qualitative nei criteri di aggiudicazione insufficienti rispetto a quanto oggi previsto nel codice italiano. Preoccupa altresì il rischio che i consorzi siano esclusi come categoria autonoma di operatori economici, cruciali per le cooperative e le PMI.

È invece particolarmente positivo il richiamo espresso alla promozione dell’economia sociale.

In sintesi, le questioni fondamentali restano quelle dello strumento legislativo (direttiva si, regolamento no) e dell’assoluta necessità di clausole obbligatorie di revisione prezzi.