Alleanza Cooperative Italiane
 

Non smarrire la strada per continuare a rispondere ai bisogni

Intervento del direttore generale Fabiola Di Loreto all’assemblea di Confcooperative Reggio Emilia

Categorie: Attualità, Confederazione

Non smarrire la strada per continuare a rispondere ai bisogni

"Questo movimento, che non riconosce solamente la cooperazione proletaria ed operai, che non vuole tendere alla statalizzazione dei mezzi di distribuzione, alle grandi cooperative monopolizzatrici, alla cooperazione di categoria, in cui il socio naufraga e perde la propria personalità, vuole invece affermare l'utilità delle piccole e medie cooperative, largamente e territorialmente distribuite, in cui il socio sia sempre presente, cosciente e partecipe, e le quali possono a loro volta essere collegate nelle imprese di grado superiore".

(14 maggio 1947 - dibattito dei padri costituenti sull'art. 42 che poi diventerà art. 45)

".....troppo caro costerebbe al movimento cooperativo il favore statale se questo, che è causa prima del sorgere di false cooperative, dovesse portare anche ad una ingerenza ed un controllo diretto dello Stato sulla gestione delle cooperative.

I cooperatori non si rifiutano ad una revisione periodica, che sia esercitata da organismi collegiali che potrebbero essere espressi direttamente dal loro seno: è interesse degli stessi cooperatori stroncare le speculazioni troppo frequenti fatte nel nome della cooperazione....."

(Art. 45 - discussione dei padri costituenti, Roma 1947)

Ecco ho voluto iniziare leggendovi questi brevi estratti del dibattito dei nostri padri costituenti che portò alla scrittura di quell'articolo 45 che ancora oggi dimostra tutta la sua attualità e al quale articolo noi ancora oggi dobbiamo continuare ad ispirarci.

Perché l'art. 45, che è quanto di più perfetto sia mai stato scritto sulla cooperazione, riconosce alla cooperazione la funzione sociale, ciò che ci rende forme di imprese speciali e diverse, che affiancano al ruolo economico anche una funzione di sviluppo sociale a carattere di mutualità prevalente e senza fini di speculazione privata.

E proprio perché il momento che stiamo vivendo è uno dei peggiori della nostra storia dalla fase costituente ai giorni d'oggi, noi riteniamo che l'unica strada possibile per la cooperazione sia quella di essere sempre più ancorati ai valori ed ai principi che l'hanno ispirata.

Oltre alla crisi economica che ha visto tutti i soggetti coinvolti, le cooperative hanno vissuto e stanno vivendo anche la crisi causata dalle false cooperative, dove pochi casi sporadici di malaffare, di chi ha usato lo strumento cooperativo per delinquere, hanno penalizzato l'intera cooperazione.

A tutto ciò si è poi anche aggiunta una terza crisi per le cooperative causata dal fallimento di alcune grandi imprese cooperative, e qui a Reggio Emilia questo fenomeno si è vissuto più che altrove.

La crisi di pochi ha offuscato il sacrificio e il successo di tanti. Ma è proprio da queste fasi di crisi che bisogna ripartire per riaffermare la cooperazione vera, reale, autentica. Quella cooperazione che rimette al centro le persone, le donne e gli uomini, le cooperatrici ed i cooperatori soci, le lavoratrici ed i lavoratori delle imprese.

Ma che soprattutto rimette al centro del proprio interesse e del proprio agire l'obiettivo principale di dare risposte ai bisogni delle nostre comunità, dei suoi abitanti. Perché le cooperative che sono fortemente radicate sul territorio, che non delocalizzano, che non portano i capitali all'estero, che valorizzano il prodotto e il territorio, non danno risposte solo ai propri soci ma all'intera collettività nella quale sono inserite.

Ecco allora che dobbiamo ripartire da quei fatti concreti di cui parlava il Presidente Caramaschi nella sua relazione che sono dati dalle tante esperienze positive delle nostre cooperative e che dobbiamo avere l'orgoglio di rappresentare e raccontare.

Non è solo una scelta ideologica o di valore quella di ripartire dai bisogni ma è anche una scelta economica perché la cooperazione, ha ragione il vescovo Monsignor Camisasca, o è questa cosa qui o non è cooperazione, e pertanto questa scelta di ripartire dai nostri valori e dalla nostra missione è l'unica scelta possibile per dare un futuro alla cooperazione. Perché solo salvaguardando la vera natura cooperativa riusciremo a dare un futuro a tutta la cooperazione.

Quella che del resto noi stiamo chiamando crisi alcuni economisti hanno già da tempo cominciato a dire che è qualcosa di molto diverso da una crisi temporale, è un cambiamento strutturale e di paradigmi delle nostre imprese che non farà ritornare più nulla come era prima del 2008, anno di riferimento dell'inizio della crisi economica.

E allora la cooperazione  che ha sempre trovato la propria ragione di vita, sin dalle sue origini, dalla capacità di dare risposte ai bisogni dei soci e delle collettività, non dovrà inventarsi nulla di nuovo ma semplicemente deve ricordarsi cosa deve essere per rispettare la propria natura.

Del resto nella crisi alcune cooperative sono andate peggio di altre e sono quelle che nel tempo hanno smarrito la loro missione.

Essere cooperative autentiche è l'unica strada possibile in tutti i settori. Pensiamo alle cooperative di abitazione che nascono per rispondere al bisogno di avere una casa. Un bisogno che non si è esaurito, anzi, cresce in modo diverso dal passato, riguarda fasce di popolazioni diverse, si riferisce a giovani coppie o single che hanno situazioni di lavoro precarie, a fasce sempre più deboli, dove oltre alla casa c'è anche il bisogno di costruire intorno all'abitare delle forme di nuova socializzazione, un nuovo sistema sociale. Pensiamo solo a quanto lavoro c'è oggi bisogno di fare nelle nostre periferie urbane, nella aree metropolitane.

Chi se non le cooperative possono contribuire a dare una risposta a questo bisogno? Al bisogno di casa e di riqualificare le nostre periferie urbane.

È chiaro che se invece penso con lo strumento cooperativo di fare il "palazzinaro", il costruttore facendo speculazione edilizia, non solo ho perso la mia natura e la mia missione di cooperativa di abitanti ma ho tradito il mio ruolo di impresa sociale che mi deve rendere diverso e credibile.

Pensiamo alla cooperazione agricola e di allevamento, qui a Reggio Emilia molto presente, che nasce come forma di impresa fortemente radicata nel territorio, dove l'obiettivo prioritario è quello di valorizzare il prodotto dei propri soci, e pensiamo a quanti successi la cooperazione del settore agroalimentare ha registrato mantenendo saldo questo principio e facendo delle importanti innovazioni senza tradire la propria missione, anzi incrementando il valore della mutualità che nel caso specifico è' molto più alta di ciò che chiede la legge.

I successi del mondo cooperativo agroalimentare sono stati tanti e in tutti i comparti e al netto della crisi le cooperative nel settore agricolo hanno saputo remunerare il prodotto meglio dei privati.

Certo anche in agricoltura nella storia abbiamo avuto esempio negati. Uno fra tutti vale la pena ricordarlo: lo scandalo del vino al metanolo. Ricorderete tutti che da quel grande danno le nostre cantine hanno avuto la capacità di riscattarsi e oggi il vino cooperativo è da tutti riconosciuto come il miglior prodotto che ha saputo coniugare qualità e prezzo raggiungendo traguardi importanti ed esportando in tutti i paesi.

Pensiamo alla cooperazione socio sanitaria. Cosa sarebbe oggi di tante fasce deboli di popolazione senza le nostre cooperatrici e cooperatori che ogni giorno operano nella assistenza socio sanitaria, che si fanno carico di un pezzo di welfare del Paese, spazio che è destinato a crescere nella domanda.

Qui c'è la risposta della cooperazione e il suo perché. In un contesto in cui lo Stato non riesce più a garantire dei livelli minimi di base di assistenza socio sanitaria a tutta la sua popolazione e dove si sta aprendo quindi un mercato privato e speculativo di offerta sanitaria a pagamento che non tutti possono permettersi, la cooperazione deve svolgere il proprio ruolo e può trovare nuovi spazi di crescita in un comparto che già vede impegnate 14 mila cooperative che danno cura ed assistenza a 7 milioni di persone.

Confcooperative è seriamente impegnata nel portare avanti questa visione, la visione della cooperazione autentica che deve continuare ad andare avanti a testa alta, con l'orgoglio di ciò che di buono rappresentiamo per il Paese.

Non solo l'8% del PIL ma immaginate cosa sarebbe se scomparissero improvvisamente tutte le cooperative in Italia? Avremmo sicuramente un contesto più povero, meno occupati, meno assistenza, minore qualità, insomma una crisi nella crisi.

Confcooperative si è mossa anche al proprio interno per sviluppare quegli anticorpi che ci consentano di estirpare quelle parti malate del nostro sistema che se non vengono emarginate rischiano di far ammalare tutti.

Si è molto parlato, anche qui a Reggio Emilia, di dimensioni grandi o piccole. È un dibattito che non mi ha mai appassionata sin dai tempi in cui mi occupavo solo di agricoltura. Il tema non è la dimensione, ma la qualità dell'impresa cooperativa, il rapporto di mutualità, la partecipazione democratica dei soci, l'autonomia e l'autodeterminazione. Cioè il tema è, per dirla con i nostri padri costituenti, dove il socio deve essere sempre presente, cosciente e partecipe.

E allora la cooperazione avrà ancora un ruolo molto importante nel futuro certamente. Dobbiamo essere testimoni attivi di buona cooperazione per riconfermare il nostro ruolo e la capacità delle nostre cooperative di offrire risposte ai bisogni.

Lo dice bene il Segretario Generale ONU Banki-Moon "Le cooperative aiutano a ridurre la povertà e aumentano il lavoro". In ultimo, non voglio eludere un tema che in questa terra e' stato molto dibattuto: il prestito sociale. Le recenti vicende degli ultimi anni, dal fallimento della cooperativa di Argenta, alle cooperative del Friuli e ultimamente delle grandi cooperative reggiane, hanno riproposto il tema del prestito sociale, del suo utilizzo e della salvaguardia dei soldi dei soci.

Il presidente Gardini è solito dire «Se liquidi un centesimo in meno il latte ai soci rispetto ai concorrenti  i soci ti dicono che non sei bravo a gestire. Ma se non restituisci il capitale ai soci che te lo hanno versato ti dicono che sei un ladro». E su questo lo sforzo che dobbiamo produrre tutti, e noi vogliamo farlo come Alleanza, è di lavorare per una autoriforma del prestito sociale.

È uno strumento necessario e utile che necessita però di modifiche, frutto possibilmente di una autoriforma che renda chiara la missione del prestito sociale, che salvaguardi i soci offendo loro maggiori garanzie, rendendo trasparente la gestione e l'utilizzo dei soldi.

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