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 1960-1969: gli anni della certezza

1960: La Confederazione intraprende varie iniziative presso il CNEL rivolte in particolare alla riforma della previdenza, alla valorizzazione della cooperazione nel piano Mansholt (il programma,varato dall’allora “Comunità Economica Europea, che rappresentò l’inizio della cosiddetta “politica delle strutture” in agricoltura), alla ridefinizione della legge che regolava l’attività sindacale ed al riconoscimento della funzione della cooperazione edilizia di abitazione.

Viene svolta un’importante azione al fine di recepire i provvedimenti del Piano Verde.

Si tiene il primo convegno nazionale dei consulenti ecclesiastici delle Unioni provinciali.

1964: Si progettano varie iniziative in materia di qualificazione dei dirigenti centrali e periferici della Confederazione, di incremento delle capacità professionali dei revisori e di organizzazione di convegni di settore per potenziare lo spirito associativo del Movimento.


1966: La Confederazione chiede al Parlamento e alla CEE una chiara disciplina delle Associazioni di produttori, nella quale l’adesione delle cooperative agricole si fondi sul riconoscimento della loro natura economica con una rappresentanza designata dagli organismi istituzionali previsti dagli statuti sociali.


Livio Malfettani, Presidente di Confcooperative dal 1965 al 1975



Fiuggi ospita l’Undicesima Assemblea, nell’ambito della quale i temi principali sono: lo sviluppo dell’organizzazione sul piano verticale e consortile, i rapporti con il Parlamento e quelli con i Comitati regionali per la programmazione. Partecipano i Ministri dell’Industria e del Lavoro, nonché il Presidente del CNEL, Guido Campilli, uno dei fondatori della Confederazione.

Si decide di cambiare il nome, da Confederazione Cooperativa Italiana in Confederazione Cooperative Italiane.