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1922-1925: Il Fascismo impone a molte società cooperative la chiusura, iniziando poi un processo di normalizzazione.
Non esiste una stima accurata riguardo al numero delle sedi cooperative distrutte, ma si può calcolare che, alla vigilia della marcia su Roma, oltre 200 sedi cooperative fossero già state devastate o distrutte o, comunque, forzosamente chiuse. Nei riguardi dei consorzi più grandi e delle cooperative più significative si procede spesso attraverso la gestione straordinaria, imponendo apparati dirigenti nominati dal partito Fascista e sopprimendo perciò, di fatto, ogni autonomia cooperativa.
1926: Viene fondato l’Ente Nazionale Fascista per la Cooperazione . La cooperazione viene a tutti gli effetti inquadrata nell’ordinamento corporativo. L’adesione formale al nuovo ente cooperativo determina sovente la chiusura delle cooperative nella propria dimensione aziendalistica.
1927: La Confederazione viene sciolta dal regime fascista che, pur esaltando retoricamente la cooperazione, ne ignora, di fatto, l’esistenza nel contesto della “Carta del lavoro ”.
1928 – 1944: Alla sistematica devastazione portata avanti dal regime fascista fanno seguito i pesanti effetti del secondo conflitto mondiale che coinvolgono, naturalmente, la cooperazione e e le sue organizzazioni di riferimento, tra cui Confcooperative, al pari di tutte le altre realtà socio economiche del Paese.
Tali effetti, tuttavia, non impediscono a molti cooperatori di tener vivi lo spirito ed i principi della cooperazione.
Ciò costituisce la premessa sulla base della quale verrà realizzata una rapida “ricostruzione cooperativa” quando, terminata la guerra, viene restaurata la libertà e si affermano i principi democratici. |